Le Pornographe
Di Bertrand Bonello
(Francia 2001, dur.107')

La conoscenza della storia del cinema non è completa se non comprende anche la sua faccia oscura ed emarginata, sospesa tra mito e ridicolo, quella del porno. Se si guarda ancora al porno come ad un fenomeno basso e deviante si ignora una storia ormai consolidata nella cultura di massa e la perentorietà e la costanza con la quale il porno s'insinua nel mainstream (non solo cinematografico).
Il porno entra nella storia del cinema esibendo la rottura dei vincoli sociali per tornare all'appagamento totale del desiderio, al desiderio completo, de-responsabilizzato e quindi astratto, fantastico, al principio del piacere. Tra i primi film porno ad essere stati sdoganati e ad uscire dalla clandestinità c'erano quelli girati in California in seno alle comunità hippies, dove il "libero amore", il pacifismo e le droghe costituivano i momenti di rottura con il passato, per realizzare una società meno conflittuale, più libera e felice.
Capitolo essenziale della storia del porno è quello costituito dai film francesi degli anni '70, espressione di registi di provenienza disparata, non privi di pretese artistiche e socioculturali: Patrick Aubin, Claude Bernard-Aubert (che firmava Burd Tranbaree), Gerard Kikoine, Francis Leroi, Michel Berny (o Barny), Claude Mulot (Frédéric Lansac)... sono alcuni dei nomi più importanti che hanno girato in brevissimo tempo dozzine di pellicole, alcune delle quali indimenticabili.
Pur non volendo esagerare l'importanza di questi film, guardando indietro a questo cinema ormai con sguardo archeologico, non possiamo non stupirci per la frequente finezza nella composizione delle immagini, per il senso dell'umorismo e per una visione della sessualità sempre più psicologica che ginecologica. Le trame di questi film insistono sullo scambio di partners,sull'orgia, sulla polifamiglia, sul vouyerismo come componenti essenziali delle sessualità.
Con continui riferimenti alla cultura pop e al fumetto, sono film attraversati da storie esilissime, funzionali solo alla realizzazione di una fantasia sessuale, di un desiderio o sogno. Con questo, anche operando in ambiente underground e di fatto al servizio del noto "pubblico di camionisti", questi registi volevano fare comunque cinema. Lo testimoniano la cura e l'arte messa in molti di questi film, la scelta del cast e delle ambientazioni, la fotografia e il montaggio. Pellicole senz'altro artigianali, spesso frettolose, ma pur sempre aspiranti alla dignità del linguaggio cinematografico.
E' sicuramente nei film francesi di questo periodo che sesso, vouyerismo e i più disparati strumenti per registrare e riprodurre immagini vengono messi in contatto quasi simbiotico. Videoregistratori, telecamere betacam, macchine fotografiche polaroid che scatta(va)no foto istantanee, registratori audio a bobine, proiettori Super8 e cineprese amatoriali... compaiono in massa a fianco degli inevitabili gadget erotici, in largo anticipo sui tempi.
Questo periodo che ancora oggi rende felice ogni pornografo del pianeta muore negli anni '80. Qualcosa di questo spirito ogni tanto viene evocato dalla tomba in operazioni di revival (pensiamo a video come Le Parfum de Mathilde, con uno script di jean Rollin, che trasmigrò dai suoi romantici film di vampiri al porno per motivi esclusivamente alimentari), ma intanto l'artigianato militante è ora industria militare e soprattutto la pellicola si è ridimensionata in nastro magnetico prima, in file digitale adesso.
In Le Pornographe un regista riprende ormai anziano a fare film porno. Uscito dagli anni '80 dalla scena ha bisogno di soldi, ma vorrebbe tornare al suo vecchio lavoro ripristinandone il suo fulgore creativo. Invece è totalmente impotente, il suo stile è invecchiato, i suoi set, che erano allestimenti di orge spontanee ed istintive, si sono raggelati e hanno bisogno del continuo intervento del produttore. Il porno non è più un gesto "rivoluzionario", non c'è più nessuna libertà da conquistare, ci sono solo debiti da pagare.
Intanto cerca di recuperare il rapporto con il suo unico figlio che ha lasciato casa appena ha saputo che lavoro faceva papà (e su cui il libertino e rivoluzionario regista aveva mentito). Il figlio è un altro tipo di idealista: "In Le Pornographe un figlio parla a suo padre della difficoltà di vivere dopo un'epoca in cui il piacere e il desiderio sembravano così presenti. (...) è una questione che mi ossessiona da sempre, è qualcosa di essenziale, di ancestrale e di contemporaneo al tempo stesso. (...) Perché la realtà, il mondo che ci si offre attualmente, non ci permette più di vivere nel piacere, di essere noi stessi, pienamente" (1)
Le Pornographe è un film monopolizzato dalla figura del suo personaggio centrale, il fittizio regista Jacques Laurent interpretato da Jean-Pierre Léaud. Nel film la tesi che la pornografia sia misogina è coerente con la figura di questo pornografo che ama il sesso ma in fondo odia le donne. La misoginia del pornografo Jacques Laurent scaturisce e insieme alimenta la stessa paurosa solitudine dalla quale cerca di difendersi indossando la maschera del disgusto. Odia le donne solo perché non può e non potrà mai averle. Sogna di girare una scena in cui una caccia alla volpe ha come preda una donna nuda. Chi la prende può possederla. La scena dovrebbe virare nell'astratto. Jacques Laurent forse ha qualche possibilitè di girare questa scena, ma di sicuro, benché la insegua da una vita, non catturerà mai la volpe.
"È possibile ricreare una zona in cui concentrare tutte le suggestioni da cui siamo più tentati? E che prezzo bisognerebbe pagare per rendere possibile uno spazio simile? Ci si può disfare temporaneamente di tutti i principi di realtà e vivere il sogno. Un sogno combattivo, eccessivo. Vivere senza perdere coscienza del fatto che non siamo eterni". (1) Così Bertrand Bonello parla, in un'intervista a proposito di De La Guerre (2008), il suo ultimo film, dove un uomo rimasto sepolto vivo per 24 ore tenta una rinascita attraverso gli insegnamenti e il duro addestramento di un guru che ha le fattezze di Asia Argento. Le Pornographe è un film sulla delusione, e sul passaggio dagli ideali romantici del '68 alla loro conversione in PIL nel presente. Il risultato è un film non chiuso alla speranza, ma dai toni lividi, con alcune brevi scene di sesso esplicito di allucinata freddezza.
1) - http://www.sentieriselvaggi.it/articolo.asp?art=25042&sez0=5&sez1=0